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Domenica, 07 Giugno 2020 15:48

La privacy: la più grande fake news sul web

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Uno dei “mali” più sentiti degli ultimi 20 anni è quello relativo alla tutela della privacy. Un giorno qualcuno l'ha nominata, ne ha fatto un problema (che è anche giusto!) e ne ha scatenato una bufera in cui tutti si ritrovano, loro malgrado e senza capirne veramente il motivo, a combattere una guerra per difendere un diritto legittimo, ma persino molto più devastato e meno tutelato di quello che continuano a farci credere. Ormai, che si vada anche semplicemente dal dentista, se non si firma il consenso al trattamento dei dati personali, il dentista non può curare il paziente perché la logica sottostante è che senza quel modulo non ha nemmeno il diritto di sapere quale patologia abbia. Raccontata così sembra una follia, eppure sono oltre 20 anni che questo incubo della tutela della privacy ha sfiorato il ridicolo.

Soprattutto perché, anche si fanno firmare un sacco di carte senza le quali nessuno dovrebbe sapere nulla di noi, la verità è che siamo perennemente monitorati: sia che andiamo a fare la spesa, sia che mandiamo messaggi appassionati all'amante. Eppure, periodicamente, gli utenti Facebook, insorgono con ridicoli proclami nelle loro bacheche personali Facebook in cui dichiarano fermamente di non voler autorizzare Nessuno (nemmeno Facebook a cui stanno regalando da anni contenuti di ogni tipo) a utilizzare foto, video, parole da loro prodotte e pubblicate spontaneamente. La realtà è profondamente più guasta di quanto chiunque sappia, e questo martellare continuo sulla tutela della privacy serve proprio a nascondere quanto questa non sia tutelata. Edward Snowden è un giovane cittadino americano intelligente, molto intelligente e con uno spiccato senso della morale. E tanto coraggio. Edward Snowden è un giovane informatico che ha lavorato sia per la CIA che per la National Security Agency (NSA) e lì ha scoperto cose che stavano facendo a tutti noi che hanno messo duramente in crisi la sua scala valori e si è domandato se fosse il caso di rivelarlo al mondo intero pur mettendo in serio pericolo la sua vita e quella dei suoi amici e familiari. Il 17 settembre 2019 viene pubblicata la sua biografia dal titolo “Permanent record” (trad. in italiano con “Errore di sistema”). Da quel giorno Edward Snowden è in esilio perché accusato di aver infranto un accordo di non divulgazione firmato con il governo federale statunitense. Ma quello che ha raccontato Snowden nella sua biografia disintegra le poche certezze che avevamo sulla gestione dei nostri dati e fa tremare le gambe a tutti i potenti del mondo. È interessante un articolo di Roberto Saviano1 (13 settembre, 2019) in cui intervista proprio Edward Snowden e svela, con il suo consueto stile, ciò che Snowden stesso ha scoperto e che ha rivelato al mondo:

Immaginate di aprire il vostro computer e di trovare sul desk un documento non redatto da voi che raccolga in ordine tutti i dati della vostra vita. Quando vi siete diplomati, la foto in cui siete allo stadio, il documento della patente, gli audio mandati su WhatsApp. E poi, scavando, ogni singolo dettaglio: una foto di quando eravate ubriachi a una festa dieci anni fa, il dettaglio di un bacio dato alla moglie del vostro migliore amico che entrambi avete giurato di non raccontare e di non far accadere mai più. E ancora: l'elenco di tutti i porno che avete visto, la mappatura di ogni commento stupido e sessista detto in una telefonata. Un selfie da nudi, la foto fatta al compleanno di vostra madre, un video al museo del Louvre. Ebbene, questo documento esiste. O meglio, potrebbe esistere e non è una fantasia distopica, né un'esagerazione: la persona che di tutto questo ha portato prova, documentazione, esperienza diretta ce l'ho davanti ai miei occhi ora ed è Edward Snowden.”

Roberto Saviano – 13 settembre 2019 – La Repubblica

 

Da un paio di decenni ci preoccupiamo di non far sapere nulla di noi nemmeno al vicino di casa, ma quello che realmente accade è che la nostra vita è catalogata e indicizzata nei minimi dettagli. Per sempre. Snowden ha sbugiardato violentemente la fake news della protezione della privacy a livello mondiale, ma, in realtà, se l'utente del web, di Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest, Amazon o, molto più semplicemente, l'utente che usa Google, sapesse come funziona il motore del web, queste cose le avrebbe già supposte e, probabilmente, sarebbe arrivato alla stessa conclusione che, prima o poi, qualcuno ne avrebbe fatto un uso illecito e immorale. Il web, ormai, è diventato un luogo tossico (Snowden, 2019). Tutto è nato con i cookie2 oltre 20 anni fa: piccolissimi file di testo salvati e depositati nei nostri pc per memorizzare la nostra navigazione e alcuni dei nostri dati. Solo negli ultimi anni gli internauti sono stati resi consapevoli del loro utilizzo, grazie a una Legge3 che ha obbligato tutti i siti che ne facevano uso (praticamente tutti!) a farli “accettare” da loro utenti. Concretamente questi “biscotti” inseguono l'utente nella sua navigazione e memorizzano i siti che ha visitato e quelli in cui si è registrato. La prima funzionalità essenziale, che ha aperto la strada all'accettazione di massa dell'utilizzo dei cookie, è quella relativa al “ricorda login”: quando ritornavamo in un sito dove avevamo già effettuato iscrizione e accesso, il cookie ci semplificava la vita esentandoci dal dover inserire nuovamente le credenziali. È stato questo il passepartout dei cookie nelle nostre vite che iniziato a farci controllare e pedinare qualunque fosse la nostra attività. Il nostro computer e i programmatori di tutto il mondo potevano capire, dai nostri dati di navigazione, quali preferenze avevamo e decidere, di conseguenza, quali contenuti presentarci in modo che fossero i più pertinenti alle nostre esigenze. Gli algoritmi di Google, infatti, se sanno che abbiamo già cercato alcuni argomenti, ci presenteranno più facilmente gli annunci a pagamento ad essi relativi, in modo che a noi venga più facile cliccarci sopra, non dimenticando che Google si fa pagare dai suoi inserzionisti proprio per ogni nostro click sugli annunci-sponsor. Solo con la conoscenza di questi due semplici meccanismi, avremmo dovuto capire, ben prima del 17 settembre 2019, come fosse possibile monitorarci. Non ci addentreremo in questioni tecniche, per quanto, ci si rende conto, sarebbe necessario per comprendere la portata dello spionaggio web, ma è necessario ricordare che tutto quello che usiamo, dal computer al telepass, dallo smartphone alla carta di credito, per non parlare delle infinite telecamere poste nella nostra città (per sicurezza, si intende!), può essere utilizzato per scrivere pubblicamente il nostro diario segreto. Ultimamente Facebook ha sperimentato anche il riconoscimento facciale nelle foto. Quindi se un perfetto sconosciuto pubblica una foto fatta davanti alla Torre Eiffel, c'è il rischio, concreto, che, se siamo in vacanza con l'amante a Parigi e l'incauto fotografo ci ha immortalato, anche nostra moglie può venirne a conoscenza. Che, forse, è più grave dell'essere spiati dalla Cia! Ancora, sempre Facebook, segue, con il cellulare monitora tutti i nostri spostamenti e, a fine giornata, ci chiede se siamo stati al ristorante di sushi a 15 km da casa e se siamo disponibili a rispondere a qualche domanda sulla qualità del locale. La funzione è ancora imperfetta, in quanto non riesce ancora a capire se nel ristorante di sushi ci siamo entrati o ci siamo solo passato accanto per poi andare in farmacia. Ma siamo certi che provvederanno quanto prima a perfezionare la geolocalizzazione e a domandarci anche se la cameriera Lin è stata abbastanza cortese. Al di fuori di ironia e previsioni, molto poco futuristiche, bisogna prendere coscienza che la prima e più clamorosa fake news4 è proprio quella sulla tutela della privacy dei navigatori del web. Una recentissima notizia Ansa (8 gennaio 2020) “Facebook mette al bando i deepfake” in cui si rende noto come Facebook metterà al bando i deepfake, cioè i video appositamente creati a scopo di satira con una tecnica in grado di sovrapporre due volti in modo, ad esempio, di far sembrare che un politico faccia affermazioni molto lontane dalle sue corde, dal suo stile e dai suoi intenti: “L'annuncio arriva in un momento in cui i social network sono sotto messi sotto pressione e chiamati a ripulire le proprie piattaforme da fake news e contenuti ingannevoli in vista delle elezioni presidenziali americane di fine 2020.”. Facebook, così, cercherà di mettere fine, almeno sulla sua piattaforma, alla manipolazione di contenuti allo scopo di ingannare, pur cercando di preservare le parodie e la satira. Perché, ormai, si sta ponendo un nuovo dilemma per le coscienze tecnologiche, Zuckerberg e compagni: dove finisce il diritto alla libertà di espressioni (satira) e dove inizia la censura per tutelare il diritto all'informazione non manipolata?

 

"Non puoi pensare che non ti interessa la privacy perché non hai nulla da nascondere, sarebbe come dire che non ti interessa la libertà di stampa perché non ti piace leggere o che non ti importa della libertà di culto perché non credi in Dio. La privacy è l'espressione individuale di un diritto collettivo. Ma quando costruiscono un sistema che cataloga, immagazzina, sfrutta gli scambi tra esseri umani, per usarli contro di noi, devi stare in guardia e chiederti: e ora cosa ci succederà?"

Edward Snowden, 2019

 

1 - Roberto Saviano (Napoli, 22 settembre 1979) è uno scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano.
Da https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Saviano

2 - I cookie (più comunemente denominati cookie web, o per antonomasia cookie) sono un tipo particolare di magic cookie (una sorta di gettone identificativo) e vengono utilizzati dalle applicazioni web lato server per archiviare e recuperare informazioni a lungo termine sul lato client.
da https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie

3 - Individuazione delle modalità semplificate per l´informativa e l´acquisizione del consenso per l´uso dei cookie - 8 maggio 2014 - (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014)

4 - Il termine inglese fake news (letteralmente in italiano notizie false)[1] indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte[2], resi pubblici con il deliberato intento di disinformare attraverso i mezzi di informazione
da https://it.wikipedia.org/wiki/Fake_news

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Emilia Orefice

emilia orefice

Mi chiamo Emilia Orefice, ho qualcosa in più di 40 anni, superati i quali si smette di contare.

Ho lavorato per moltissimi anni nella produzione di siti web, partendo dalla stesura di appositi testi adatti al web, fino alla loro realizzazione completa, in maniera autonoma come free lance.

Per questioni puramente personali, da quasi tre anni mi dedico all'assistenza degli anziani come collaboratrice familiare nelle loro case, occupandomi di loro e delle loro esigenze quotidiane.

Nel tempo che mi rimane aiuto i laureandi nella redazione della loro tesi di laurea.

Sono estremamente empatica, riflessiva e arguta, senza mancarmi per nulla la socievolezza.

Ho eccellenti capacità nell'analisi dei testi e nel problem solving.
Sono bravissima nella scrittura in tutte le sue varianti (informale, formale, aulica, burocratica...) e sono maniacalmente precisa quando redigo i miei testi e, ancora di più, quelli ufficiali.

Le attività che compio per hobby sono altrettanto numerose e variegate e vanno dalla classica lettura (da qualche anno soprattutto saggi di scienze sociologiche/psicologiche, et similia), alla fotografia amatoriale, fino all'attuale fortissimo interesse per la difesa personale attraverso l'arte marziale del wing chun per il quale sto studiando per diventare istruttore.

Sono stata sempre un leader in tutti i contesti a cui ho partecipato, ma so essere anche un eccellente braccio destro.

 

Se non sai come scriverlo, o vorresti scriverlo meglio: contattami e ti dirò come fare!

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