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Martedì, 09 Giugno 2020 16:19

Il sexting come una delle principali forme di cyberbullismo

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Il disagio delle nuove generazioni non è certamente una novità di questi tempi, e tale resterà per sempre, perché una soluzione definitiva per la prevenzione e/o repressione di agiti aggressivi, violenti, manipolatori, etc, è di difficile, se non impossibile, realizzazione. Il motivo è da rintracciare facilmente nel mutamento costante della società e, di conseguenza, dei comportamenti delle persone che vi si ritrovano dentro. Purtroppo l'evoluzione della psiche umana è angosciosamente più lenta di quella tecnologica e sociale: nemmeno il “paradosso di Achille e la tartaruga”1 potrà risolvere questo problema. In un mondo in cui le App (i software degli smartphone) sono installate sul cellulare della maggior parte dei fruitori nel mondo sviluppato (Bilotto, 2019), noi esseri umani siamo, invece, un software pieno di bug di cui sono perfettamente a conoscenza le App stesse, hacker perfette che riescono a manipolarci come vogliono: non sono più le persone a manipolare i software, ma sono i software a manipolare le persone.

Ovviamente è una metafora, ma la situazione concreta è questa: i produttori delle App, esperti di marketing, psicologia, sociologia e altre discipline che studiano i comportamenti umani, conoscono benissimo tutte le nostre debolezze, insicurezze e fragilità e le sfruttano senza remora per raggiungere il loro profitto (Tirino, 2019) . Ma raggiungere un profitto, in sé, non è nè illegale né dannoso, il problema è fare leva su queste fragilità ed esasperarle a suon di danni per la società! Vorrei sottolinearlo e, se potessi, gridarlo a gran voce: il bullismo (tradizionale o virtuale che sia) non è un danno solamente per i singoli individui coinvolti o per i loro parenti, ma coinvolge in maniera più o meno diretta tutta la società. Direbbe una mia amica di 20 anni più grande “voi dovrete prendervi cura di me, quando sarò vecchia!”.

Ritornando alle App che ci conoscono meglio di chiunque con le nostre frustrazioni e paure, troviamo qui il perché della nascita di un inquietante, illegale e moralmente deprecabile (per quanto uno voglia essere di larghe vedute) fenomeno che riguarda i giovani (minorenni!): il sexting! Le App, intendendo ogni volta, ovviamente, i loro produttori, conoscono la triste e inconsapevole sensazione che hanno i giovani: “la cristallizzazione della solitudine in mezzo alla confusione” (Bilotto, 2019).

Da un lato giovani e giovanissimi, per la natura della loro stessa età, combattono per la determinazione di un sé conforme agli standard e accettato dalla società dai pari (Genta, 2009), arrivando anche ad azioni che ritengono dovrebbero farli apparire più adulti (bere, fumare, etc). Dall'altro lato, negli anni attuali, si sentono merce di scarto se non riescono, invece, a distaccarsi dalla massa, ad emergere, ad essere migliori (Bilotto, 2019): uguali a tutti, ma migliori! Un piccolo paradosso adolescenziale che, probabilmente, mette in crisi le giovani menti non ancora, biologicamente, totalmente formate nelle loro capacità di discernimento, critica e auto-controllo (Bilotto, 2019). Gli adolescenti sono ancora nella fase per cui è indispensabile ottenere quello che piace (Genta, 2009) perché fa stare bene o, comunque, dà questa percezione. E cosa è indispensabile? Per la società dei social la smania del like è il fattore determinante di moltissime delle azioni di ragazzi e ragazze (Bilotto, 2019). Se la società dei consumi, unita a un diffuso adeguato benessere, pur in tempo di crisi, riescono a garantire il soddisfacimento dei desideri materiali (abiti firmati, concerti, smartphone, etc) e, quindi, a non far percepire nemmeno certi bisogni, allora nasce l'esigenza di spiccare nella massa con altri modi. Se un tempo una bici rossa fiammante, o un paio di Jeans 501 Levis o uno StarTac Motorola diventavano status symbol sufficienti per appagare le smanie di un adolescente, tutto ciò oggi è assolutamente dato per scontato. É ben altro quello che cercano disperatamente: like e followers! (Bilotto, 2019)

Se dicessi queste parole a mia nonna, aspetterebbe con fiducia di capire di che oggetti si tratti, eppure siamo qui, nel 2020, a parlare di uno dei beni più costosi e immateriali a cui anelano i ragazzi: la reputazione online! Se non siamo seguiti e apprezzati sui social, non siamo nessuno. Questo è il martellare continuo che hanno nella testa i giovani e che li tormenta fino a farli cadere vittime, anche a loro insaputa, delle peggiori azioni illegali: la distribuzione di materiale pedopornografico (Bilotto, 2019).

Grazie agli strumenti di comunicazione attuali (da Whatsapp a Telegram, da Instagram a Tik Tok) la possibilità di fare foto e video da inviare immediatamente a chiunque nel web-universo (e quindi nel mondo intero) è pressoché illimitata, facile e immediata. E più le foto/video postati sui social ottengono consensi, più la gratificazione aumenta e più se ne vuole ancora ingenerando un crescendo infinito senza limiti morali: si fa di tutto per un voto in più (Bilotto, 2019)

Il termine Sexting deriva dalla crasi di due parole: sex (sesso) e texting (pubblicare testo) (Bilotto, 2019): un utile neologismo per indicare velocemente l'invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti per lo più tramite il cellulare. Diverse sono le modalità con cui avviene questo fenomeno e vedono diverse caratteristiche predominanti tra maschi e femmine. Da un lato le ragazze inviano queste immagini provocanti per essere al centro dell'attenzione, o per fare un favore al fidanzatino o, in casi non tanto rari, per ricevere un compenso (per lo più ricariche telefoniche o buoni per acquisti online). Dall'altro lato i ragazzi hanno il vizio di postare sui social le foto osè delle ex fidanzate per un puro spirito di vendetta (Bilotto,2019). Il dramma di tutto ciò è che queste foto, mandate a quelle che si reputavano persone fidate, sono soggette a un “effetto moltiplicatore” (Bilotto, 2019) impressionante impossibile da arginare. Ogni foto di questo tipo, mandata anche a una sola persona, è potenzialmente visibile da chiunque, vuoi perché basta mostrare il proprio telefono, vuoi perché, con un semplice comando di inoltra, quella foto può prendere il largo e finire in tempi rapidissimi... ovunque: siti pornografici compresi. Purtroppo il sexting risponde a un bisogno narcisistico tipico contemporaneo di mettersi in mostra per aumentare la stima di sé per gli apprezzamenti ricevuti (Bilotto, 2019). Non è da escludere, per le ragazze soprattutto, che ciò le faccia anche sentire in un qualche modo potenti, perché in grado di tenere sulle spine le persone che richiedono queste foto. Azioni, quindi, che contribuiscono anche a danneggiare la percezione di sé e dell'altro in modo permanente anche per quando l'individuo sarà diventato adulto. Secondo una ricerca scientifica del 2016 (Van Ouytsel e al., Sexting: adolescent perceptions of the applications used for, motives for, and conseguences of sexting, Journal of Youth Studies.) la pratica di scattare e condividere selfie e video intimi riguarda il 10% degli adolescenti, di cui i 70% sono ragazze. Inoltre, secondo una ricerca di Save the Children (Bilotto, 2019), quasi il 20% delle femmine e oltre il 23% dei maschi considera “pratica diffusa” tra coetanei l'invio di immagini e video in pose discinte. Purtroppo i giovani sono sempre più precoci, ingenuamente informati, apparentemente sicuri di e, in fin dei conti, comunque poco consapevoli della loro sessualità, dei loro bisogni emotivi, fisici e relazionali (Bilotto, 2019).

Non possiamo, inoltre, non menzionare un recentissimo risvolto del sexting che sta diventando anche oggetto di leggi specifiche: il revenge porn, ossia la vendetta pornografica. Come si diceva, soprattutto le ragazze, tendono a inviare foto in atteggiamenti o pose intime ai fidanzatini i quali, una volta in cui la relazione si interrompe, si sentono in dovere di vendicarsi diffondendo il materiale in suo possesso (Bilotto, 2019). Non si tratta più di “bravate” perché le conseguenze sono spesso state estremamente drammatiche fino a portare al suicidio le vittime. Nel migliore dei casi si sviluppano problemi psicopatologici quali ansia e depressione (Bilotto, 2019).

Purtroppo queste azioni sono agevolate da un impoverimento dei messaggi sociali riguardanti la sfera affettive: sembra che il messaggio più frequentemente inviato sia che non siamo più persone, ma oggetti (Shariff, 2014). Queste violenze legate all'abuso dei sentimenti scaturiscono dalla percezione che nell'altro non vi siano più sentimenti (Shariff, 2014). Abbiamo parlato, per il cyberbullismo, della scarsa empatia che prova il bullo (Genta, 2009) e che, proprio per questo, non è in grado di comprendere la gravità delle proprie azioni. Sarà, allora, sempre per lo stesso motivo che i giovani si dimenticano che gli altri, come loro, hanno dei sentimenti, delle paure e un naturale, umano e necessario bisogno di affetto e di rispetto della propria umanità? I danni causati del sexting, ovviamente, sono paragonabili a quelli del bullismo classico e del cyberbullismo: depressione, impulsività, abuso di sostanze, comportamenti sessuali a rischi, etc (Bilotto, 2019).

Sono i messaggi contraddittori che arrivano dalla società a indurre i ragazzi a reputare così importante il proprio corpo e la manifestazione di erotismo (tra l'altro a un'età inadeguata): sono le loro star preferite, le prime, a basare il proprio successo e il loro fascino sulla propria fisicità (Shariff, 2014). E, come loro, anche i ragazzi fanno del loro corpo un biglietto da visita o di ingresso anzitempo nel mondo degli adulti, non rendendosi conto di scambiarsi materiale pedopornografico e di essere passibili di imputazioni anche molto gravi. Anche in questo caso, come in tutte le manifestazioni del cyberbullismo, i ragazzi hanno scarsa consapevolezza delle loro azioni. Numerose sono le App che stimolano e, peggio, proteggono e agevolano lo scambio di questo materiale diventando, ovviamente, un covo di pedofili in cerca di materiale e facili prede (Bilotto, 2019). La più pericolosa di queste App è “Tik Tok”. L'utenza media ha mediamente 15% con una prevalenza del 70% di femmine (Bilotto, 2019). L'app prevede la realizzazione di brevi video in playback durante i quali gli utenti ballano o fingono di cantare le canzoni del momento. Con l'aiuto di filtri ed effetti speciali, i risultati sono sempre molto gradevoli e divertenti. Alla fine del montaggio, il video viene dato in pasto a un pubblico per ottenere, come al solito, like e consensi. Sembrerebbe un gioco innocuo, se non fosse che su Tik Tok si possono anche fare delle sfide. La sfida più diffusa è quella di provare a vedere quanti vestiti ci si riesce a cambiare in 60 secondi. E quanti sono i pedofili che non vedono l'ora di vedere in una webcam una teenager che si spoglia? Ma perché tante ragazzine accettano queste sfide? Perché l'alternativa è la derisione e l'emarginazione: il danno percepito come il più grave da un qualunque adolescente. Alla base di tutto, c'è sempre lo stesso desiderio: far parte del gruppo ed esserne i benvoluti e apprezzati.

1https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Achille_e_la_tartaruga

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Emilia Orefice

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Mi chiamo Emilia Orefice, ho qualcosa in più di 40 anni, superati i quali si smette di contare.

Ho lavorato per moltissimi anni nella produzione di siti web, partendo dalla stesura di appositi testi adatti al web, fino alla loro realizzazione completa, in maniera autonoma come free lance.

Per questioni puramente personali, da quasi tre anni mi dedico all'assistenza degli anziani come collaboratrice familiare nelle loro case, occupandomi di loro e delle loro esigenze quotidiane.

Nel tempo che mi rimane aiuto i laureandi nella redazione della loro tesi di laurea.

Sono estremamente empatica, riflessiva e arguta, senza mancarmi per nulla la socievolezza.

Ho eccellenti capacità nell'analisi dei testi e nel problem solving.
Sono bravissima nella scrittura in tutte le sue varianti (informale, formale, aulica, burocratica...) e sono maniacalmente precisa quando redigo i miei testi e, ancora di più, quelli ufficiali.

Le attività che compio per hobby sono altrettanto numerose e variegate e vanno dalla classica lettura (da qualche anno soprattutto saggi di scienze sociologiche/psicologiche, et similia), alla fotografia amatoriale, fino all'attuale fortissimo interesse per la difesa personale attraverso l'arte marziale del wing chun per il quale sto studiando per diventare istruttore.

Sono stata sempre un leader in tutti i contesti a cui ho partecipato, ma so essere anche un eccellente braccio destro.

 

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