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Mercoledì, 22 Luglio 2020 10:24

Spiegare, proteggere, educare, formare

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La pandemia da Covid-19 lascerà molte tragedie, molti lutti, una profonda crisi economica, ma avrà avuto il merito di scoperchiare tutte le falle del nostro sistema e ci avrà costretto a fare i conti con le nostre mancanze e a trovarvi rimedio. Davanti all'emergenza della pandemia e del lockdown, la prima a chiudere i battenti è stata proprio la scuola.

I primi a essere stati colpiti da questa emergenza sanitaria sono stati i più giovani, studenti di ogni ordine e grado che hanno dapprima esultato per qualche giorno di vacanza totalmente inaspettato come un Natale ad Agosto, e poi hanno, loro mal grado, preso sempre più coscienza che non si trattava di una bella lunga vacanza e che la vita, come l'avevano conosciuta e vissuta fino a quel momento, gli stava cambiando sotto le mani, gli occhi e i piedi e non aveva più i punti di riferimento tanto utili e preziosi in una fase delicata come quella della crescita.

Gli educatori – genitori e insegnanti – hanno dovuto trovare nuove risposte e nuove modalità non scritte nei libri per assolvere adeguatamente al loro compito cercando di lasciare meno traumi possibili. Abbiamo, pertanto, individuato i passaggi fondamentali per affrontare questa navigazione a vista in questo mare in tempesta che è ancora la pandemia: spiegare, proteggere, educare, formare. Spesso ci si concentra di più su uno o l'altro sull'altro aspetto a seconda del momento e del fatto di essere genitori o insegnanti. Ma troppo spesso, si dimentica l'ultimo passaggio: formare.

Abbiamo assistito e affrontato in prima persona un cambio radicale di abitudini, quotidianità e confronto con la realtà e con gli altri, mitragliati da messaggi, indicazioni di azioni di prevenzione da eseguire, numeri di ammalati, ricoverati e deceduti. Il ruolo degli educatori si è visto sovraccaricato di responsabilità, ma ha dovuto, comunque, affrontarle e risolverle.

Sin dall'inizio del lockdown sono fiorite nel web, pagine di indicazioni su come spiegare ai bambini quali comportamenti mantenere (lavarsi le mani, stare in casa, etc) e su come spiegargli l'importanza e la gravità della situazione senza, in ogni caso, creare disagio, paura e traumi. Sono state sin da subito realizzate pubblicazioni ad hoc destinate all'infanzia1 come la “Guida galattica al Coronavirus! Per bambini e bambini curiosi” realizzato a tempo di record dai fondatori del «Children’s Museum» di Verona. L’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan ha così commentato: “La guida aiuta i bambini, ma anche famiglie e scuole, a comprendere quale sfida il mondo intero stia affrontando e fa sentire tutti, anche i più piccoli, protagonisti ‘coraggiosi’ di questa battaglia.”.

Spiegare e da un nome alle cose è il primo modo per non cadere nella “tentazione” della paura e del panico, ed è stato il primo compito da affrontare. I genitori e gli educatori sono stati coinvolti non solo nel proseguo delle attività di istruzione con la didattica a distanza, ma, prima di tutto, hanno cercato di dare a bambini e ragazzini informazioni chiare e semplici sui fatti in corso, evitando spiegazioni autonome e sbagliate.

Questa operazione deve sempre tenere conto che collegamenti scorretti elaborano idee sbagliate che rischiano di amplificare le loro preoccupazioni. L'unico modo per non creare traumi è la spiegazione: dove c'è luce, non si creano mostri immaginari come nella famosa caverna di Platone. Rispondere in maniera semplice e chiara alle loro domande, dunque, diventa importante ed essenziale per un’educazione efficace, capace di far loro vincere la paura o di non scatenarle inutilmente. Un punto di forza evidente è la fase dell'ascolto, dei loro dubbi e delle loro paure, legittimando e non sminuendo le loro emozioni e i loro timori. Ma, affinché questa operazione funzioni correttamente, è necessario che ad essere per primi sereni siano i genitori e gli educatori2 in modo che non trasmettano, involontariamente, ansie e tensioni che sono i primi a non saper gestire. Grazie ad adeguate spiegazioni, fornite in uno stato emotivo sereno e rassicurante, i ragazzi sono protetti non solo dal virus, ma anche da loro stessi e dal male che possono infliggersi da soli con pensieri negativi che non trovano via di fuga dalle loro menti. In quest periodo, di bombardamento mediatico, è anche necessario, come sottolinea Raffaele Mantegazza, professore di Pedagogia generale all’Università Bicocca “bisogna stare più attenti che mai all’uso di internet e dei media. In questi giorni in Rete è stato diffuso di tutto, ci sono state notizie, contro-notizie e anche tante speculazioni, quindi non lascerei che l’unica fonte di informazione per i ragazzi fosse internet. “

Proteggere non è mettere un muro di mattoni attorno, ma fornire gli strumenti adeguati di percezione e conoscenza in grado di razionalizzare e analizzare correttamente le situazioni con i loro reali problemi e le possibili soluzioni. Principio fondamentale di una corretta educazione non è chiudere le menti, ma aprirle e renderle autonome. In questo passaggio evolutivo, si passa all'educazione e alla formazione che sono gli step successivi e finali della crescita di un individuo capace, alla fine, di essere un buon “maestro” per se stesso e di poterlo essere ancora per gli altri. Un buon “maestro” non ha conseguito un titolo di studio, ma è cresciuto ed è in grado di far crescere gli altri sviluppando l'autonomia di un pensiero logico, razionale, creativo e illuminante. Le menti buie non diventano “buoni maestri”.

1- https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/guida-galattica-il-coronavirus-spiegato-ai-piccoli-1.7997686

2 - https://www.tecnicadellascuola.it/scuole-chiuse-educazione-e-social-nel-periodo-del-coronavirus

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Emilia Orefice

emilia orefice

Mi chiamo Emilia Orefice, ho qualcosa in più di 40 anni, superati i quali si smette di contare.

Ho lavorato per moltissimi anni nella produzione di siti web, partendo dalla stesura di appositi testi adatti al web, fino alla loro realizzazione completa, in maniera autonoma come free lance.

Per questioni puramente personali, da quasi tre anni mi dedico all'assistenza degli anziani come collaboratrice familiare nelle loro case, occupandomi di loro e delle loro esigenze quotidiane.

Nel tempo che mi rimane aiuto i laureandi nella redazione della loro tesi di laurea.

Sono estremamente empatica, riflessiva e arguta, senza mancarmi per nulla la socievolezza.

Ho eccellenti capacità nell'analisi dei testi e nel problem solving.
Sono bravissima nella scrittura in tutte le sue varianti (informale, formale, aulica, burocratica...) e sono maniacalmente precisa quando redigo i miei testi e, ancora di più, quelli ufficiali.

Le attività che compio per hobby sono altrettanto numerose e variegate e vanno dalla classica lettura (da qualche anno soprattutto saggi di scienze sociologiche/psicologiche, et similia), alla fotografia amatoriale, fino all'attuale fortissimo interesse per la difesa personale attraverso l'arte marziale del wing chun per il quale sto studiando per diventare istruttore.

Sono stata sempre un leader in tutti i contesti a cui ho partecipato, ma so essere anche un eccellente braccio destro.

 

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