Enea dalla Sibilla Cumana

“Caro mio, qui la faccenda ancora non va! Ti hanno preso già abbastanza a mazzate dentro Troia. Hai visto morire un sacco di gente, sei scappato con il babbo sulle spalle (complimenti per la prestanza fisica!) e quel povero bimbo per mano. Zeus solo sa come hai fatto a non farti massacrare dalle frecce. Si vede che in mezzo alla sfiga, ti viene anche un po' di fortuna. Ma giusto un po', sai? Perché qui, nelle foglie che svolazzano per la Sibilla-Caverna, leggo che ce ne hai ancora ad affrontare. Vedo il biondo Tevere scorrere rosso e, credi a me, non è Sangiovese. Quello è sangue. Per non parlare poi del fatto che Giunone continua ad avercela con te... sai, come sono le donne.... Giunone, poi, non è una che se le tiene e nemmeno che molla la presa. Quella quando si fissa, si fissa. E con te è fissata! Fattene una ragione. Hai voglia a pregare gli italioti... e quando meno te lo aspetterai – taaac - arriveranno i Greci ad aiutarti. Vedi? Non sono sempre fonte di sventure.”

 

Enea stava già sbattendo ripetutamente la testa sulla roccia, quando la SciuraDellaSciagura continuò: “e bada bene, perché c'è un'altra donna straniera che farà altro casino. È sempre così. Arrivano dall'estero, i maschi non capiscono niente e succede un macello”.

Finendo di pronunciare queste parole la SciuraDellaSciagura notò una crepa nella roccia dove Enea continuava a martellare dicendo: “Ma perché??? Ma io non potevo morire come Ettore? Ucciso da uno figo come Achille – che è sempre più decoroso essere uccisi da uno figo che scappare da una città in fiamme con un bambino e un vecchio – ed entravo nella storia come un eroe ucciso da un grande eroe. Eh no!!! Niente! Ancora sfighe su sfighe! E sempre 'ste donne degli altri... ma io che c'entro? Fedele e leale, ero!”

Finito come ebbe di sgretolare il lato ovest della grotta e con la fronte sanguinante e bitorzoluta, l'eroe più sfigato della mitologia, così disse “Senta, Sciura, io, però, prima di affrontare tutte ste nuove guerre avrei piacere a rivedere il babbo morto. Sa, gli ho fatto una promessa quando era in vita e, dato che devo mantenere quest'aura di eroe masochista, mi piacerebbe anche affrontare un viaggetto all'inferno per dargli un altro saluto (ora non chieda per cosa, chieda agli autori, io sto solo riportando come vogliono loro). Sciura, si può far niente? Fate entrare cani e porci e per i motivi più futili tipo l'amore e il ratto delle donne divine, potrò entrare pure io a salutare il babbo morto, no? Mi pare quasi più serio degli altri motivi...”

Ancora prima che finisse di parlare Enea, la SciuraDellaSciagura aveva già alzato gli occhi al cielo e come l'ebbe fatto, esclamò “Ma che fissazione che c'avete con i morti! I morti sono morti! Stanno, finalmente, in pace e per un po' possono anche fare a meno di vedere alcuni parenti. Perché non li lasciate in pace? E poi, voglio dire, ma quale sano di mente vuole vedere prima del tempo dove andrà a finire per l'eternità? Tutti bravi a dire, poi a tornare indietro ti ci voglio vedere! Vabbeh... giusto perché sei tu e già ne hai passate e ancora te ne toccano, ti concedo di entrare negli inferi.”

“Grazie!!!” quasi commosso urlò Enea.

“Aspetta a dire grazie. Lo sai come siamo noi della mitologia, vero? Non è che diamo premi così a gratisse. Qui va tutto sudato azione per azione. E poi, zio divino, hai lasciato un tuo compare morto senza fargli manco due righe per la lapide! Allora: prima cosa lo vai a seppellire, seconda cosa vai a trovare il ramoscello d'oro in mezzo alla selva oscura da portare a quella inacidita di Proserpina che, zio giove, se vai a mani vuote va su tutte le furie e fa un casino. Ok? Chiaro? Bene. Ora vai, chiudi la porta. 1 fiorino”

E uscirono, Enea e il suo compagno Acate dopo aver lasciato il fiorino in pegno alla Sciura.

Dopo aver fatto pochi passi silenziosi, Acate si rivolse ad Enea “Ma chi è morto???” - “Non chiederlo a me. Sono partito che erano tutti vivi!” - “no, dai... ci siamo fatti scappare il morto senza saperlo? È per quello poi che ci meritiamo le sfighe!”

Altri due passi e trovarono il morto: Miseno, fracassato sugli scogli da Tritone.

“Lo sapevo io! Questo non lo puoi lasciare solo a suonare che si sente subito come Gigi D'Alessio! Tritone ha fatto bene.... ma che si sfidano gli dei a chi è più bravo? No!”

E cerca il bosco, prendi l'ascia, taglia la legna, impila la legna... toh! Due colombelle!

“Colombelle belle, avete per caso visto un ramoscello d'oro in questo fitto fitto bosco”

E le colombelle, che sono uccelli, ma non sono sceme “Sì, caro, per cosa credi che siamo finite qui? Nella mitologia nulla succede per caso, un po' come nei telefilm polizieschi. Se te lo hanno fatto vedere è perché serve a qualcosa per la trama della storia”

E così le colombelle gli mostrarono il ramoscello d'oro che Enea ratto lo prese per correre dalla SciuraDelleSventura in modo che gli aprisse il varco alla prossima storia traumatica.

E non vissero felici e contenti.

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Emilia Orefice

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Mi chiamo Emilia Orefice, ho qualcosa in più di 40 anni, superati i quali si smette di contare.

Ho lavorato per moltissimi anni nella produzione di siti web, partendo dalla stesura di appositi testi adatti al web, fino alla loro realizzazione completa, in maniera autonoma come free lance.

Per questioni puramente personali, da quasi tre anni mi dedico all'assistenza degli anziani come collaboratrice familiare nelle loro case, occupandomi di loro e delle loro esigenze quotidiane.

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Sono estremamente empatica, riflessiva e arguta, senza mancarmi per nulla la socievolezza.

Ho eccellenti capacità nell'analisi dei testi e nel problem solving.
Sono bravissima nella scrittura in tutte le sue varianti (informale, formale, aulica, burocratica...) e sono maniacalmente precisa quando redigo i miei testi e, ancora di più, quelli ufficiali.

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