la Sfigata e Fonzie

La ragazza sfigata portava jeans larghi e maglie dalle maniche sfibrate dal nervoso.

Vestiva di scarpe comode e in mano teneva un guinzaglio rosso a cui era attaccato un cane nero.

L’uomo fonzie aveva il giubbotto di pelle, gli occhiali da sole e lo sguardo da duro.

Cavalcava una grosso moto e nel cuore non aveva altro posto che per se stesso.

La sfigata e fonzie una sera di cena di cozze scontrarono i loro sguardi e i loro pensieri, entrambi pensando che avrebbero potuto avere dall’altro qualcosa di buono.

La sfigata dava a dismisura amore, tempo, impegno.

Il fonzie prendeva a dismisura e per riempire il suo vuoto. 

Gli amori “fanno dei giri immensi e poi ritornano”, ma solo quando sono davvero amori.

La sfigata e fonzie non producevano “amore”, ma solo il bisogno l’uno dell’altro.

Un giorno la sfigata, che sfigata non era, aprì gli occhi alla verità. Glieli aprì con un piede di porco di dolore e incredulità, ma doveva vedere. E vide.

Quel giorno fonzie cadde dalla moto del suo ego, ruzzolando rovinosamente con la faccia sull’asfalto, rompendosi il naso e sanguinando copiosamente.

Fu in quel momento che la sfigata capì che aveva altri vestiti sotto i jeans larghi e le maglie sfibrate, solo che non lo sapeva. La sfigata era solo un bruco che non sapeva che sarebbe divenuta farfalla.

In mezzo al dolore e agli strappi dell’anima, la sfigata andò avanti piangendo e urlando dal male fino a che la sua larva apparve con due immense ali blu e bianche.

Fonzie finse fierezza. Fonzie ignorò il dolore che aveva provocato. Fonzie sbraitò ragioni senza senso. Fonzie era stato smascherato e sotto la giacca di belle, gli occhiali da sole e lo sguardo da duro nascondeva un esile scheletro ricoperto di vermi.

Fonzie sapeva che la sfigata non lo era e avrebbe voluto risucchiarle l’anima come un novello Dorian Gray. Fonzie sapeva che lo sfigato era lui, ma nascondeva il riflesso di se stesso nel bruco inconsapevole di se stesso.

Alla sfigata sono spuntate le ali, mentre a Fonzie si è fermato il cuore.

Scrivo bene per te

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Emilia Orefice

emilia orefice

Mi chiamo Emilia Orefice, ho qualcosa in più di 40 anni, superati i quali si smette di contare.

Ho lavorato per moltissimi anni nella produzione di siti web, partendo dalla stesura di appositi testi adatti al web, fino alla loro realizzazione completa, in maniera autonoma come free lance.

Per questioni puramente personali, da quasi tre anni mi dedico all'assistenza degli anziani come collaboratrice familiare nelle loro case, occupandomi di loro e delle loro esigenze quotidiane.

Nel tempo che mi rimane aiuto i laureandi nella redazione della loro tesi di laurea.

Sono estremamente empatica, riflessiva e arguta, senza mancarmi per nulla la socievolezza.

Ho eccellenti capacità nell'analisi dei testi e nel problem solving.
Sono bravissima nella scrittura in tutte le sue varianti (informale, formale, aulica, burocratica...) e sono maniacalmente precisa quando redigo i miei testi e, ancora di più, quelli ufficiali.

Le attività che compio per hobby sono altrettanto numerose e variegate e vanno dalla classica lettura (da qualche anno soprattutto saggi di scienze sociologiche/psicologiche, et similia), alla fotografia amatoriale, fino all'attuale fortissimo interesse per la difesa personale attraverso l'arte marziale del wing chun per il quale sto studiando per diventare istruttore.

Sono stata sempre un leader in tutti i contesti a cui ho partecipato, ma so essere anche un eccellente braccio destro.

 

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