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Emilia Orefice - comunicatrice - Visualizza articoli per tag: famiglia
Martedì, 21 Giugno 2016 17:52

La mia FAMIGLIA

La mia FAMIGLIA mi ha insegnato che i più forti vengono sempre fuori. Che vanno avanti, non indietro. Che solo andando avanti si migliora. Chi resta fermo fa la muffa. La mia FAMIGLIA mi ha insegnato che in tutte le epoche le Teste in gamba sono emerse e hanno fatto grandi cose. Per la gente in gamba non esistono strada da seguire. Esistono strade da costruire.
La mia FAMIGLIA mi chiama per nome di battesimo e non con il titolo di "mia figlia". Perché la FAMIGLIA non ha bisogno di titoli anagrafe, ma di persone con pregi e difetti. La mia FAMIGLIA non si fa scrupoli a dirsene di tutti i colori. A lanciarsi i piatti dietro. A urlarsi contro le peggio nefandezze. La mia FAMIGLIA non ha abitudini. Lo straordinario è ordinario. La mia FAMIGLIA sa quando uno è incazzato. La mia FAMIGLIA è concreta e sa che babbo Natale non esiste. La mia FAMIGLIA ha cambiato casa e lavoro più volte di quanto tre persone facciano in una vita. La mia FAMIGLIA non sa che giochi volevo da piccola, ma sa affrontare la vita. La mia FAMIGLIA pare il carrozzone degli zingari, ma ha radici invisibili e libere che le altre famiglie non capiscono. La mia FAMIGLIA è quel posto da dove scappo dopo un'ora, ma dove so tornare quando mi servono parole e consigli intelligenti. La mia FAMIGLIA è così strana che mi rende incomprensibili le altre. Però, se dai frutti riconosci la qualità dell'albero, quasi quasi la preferisco a quelle che hanno la torta calda tutte le domeniche.

Venerdì, 19 Dicembre 2014 19:04

O fatt d'e struffol

Ho scoperto che quasi tutti noi, nella nostra vita, viviamo la tragedia dei parenti che non ci sono più.
Ecco. Ora il problema non è che ci dà fastidio che siano morti e non ci sono più fisicamente.
Il problema è che vogliamo farli tornare vivi nei modi più antipatici e patetici.

Capita spesso che questa strada di resuscitazione-parente-prossimo avvenga attraverso la preparazione dei piatti che avevano, per loro sorte e fortuna, l'abilità di eseguire in maniera eccelsa. Loro.

Alla veneranda mia età di 8 anni a mio padre venne il pallino micidiale di chiedere, per il giorno del Santo Natale, che mia madre preparasse gli Struffoli come faceva la sua di madre! Delizioso, mieloso e coloratissimo dolce natalizio tipo delle parti terroniche di cui sono originaria.

Un calvario! Un'agonia durata 10 anni! Ogni Natale mia madre si accingeva alla preparazione di uno dei dolci più “massacra-cucine” della storia. Litrate di olio si intrufolavano in ogni pertugio irragiungibile della cucina, dei fornelli, degli sportelli, delle fughe delle mattonelle...
Ma il cinico responso di mio mpadre è stato sempre il medesimo per anni “Buoni... ma non sono come quelli di mia madre...”

Quella povera donna di mia madre, rinomatamente abile e capace dietro ai fornelli, con modestia e umiltà interrogava e si interrogava... “più farina? più uova?”
Ovviamente nessuna risposta e solo tentativi su tentativi un anno dietro l'altro.
“Buoni... ma non sono come quelli di mia madre...”

I nostri sguardi restavano immutibilmente perplessi a sentire queste parole, mentre le dita appiccicose, intrise di miele, portavano alla bocca uno struffolo dietro l'altro con ingordigia e lussuria.

L'agonia si è protratta anche a “famiglia allargata” quando con zii e zii di zii ci trovavamo a fare tutti insieme il pranzo di Natale. Le dita appiccicose di miele erano aumentate, ma non c'era verso di capire cosa non andava negli struffoli di mia madre!
“Buoni... ma non sono come quelli di mia madre... i suoi erano più duri...”

Più duri... più farina? Più uova? Cosa li renderebbe più duri da chiamare, come con mia nonna faceva, il vicino di casa con il seghetto per farne fette?

Altro Natale, altra corsa, altri struffoli.
E ancora, davanti a tutti, mio padre sentenziò... “Buoni... ma non sono come quelli di mia madre...”

Fu in quel momento, di quell'ultimo anno degli struffoli morbidi della mia di madre, che proprio lei tirò uno sguardo bieco a mio padre, sbuffò solo un attimo prendendo nel contempo un bel respiro profondo e.... “Tua madre non sapeva cucinare!!!! Chissà che schifezza faceva!!!”

Le dita appiccicose restarono a metà corsa tra il piatto di portata e la bocca lussuriosa...
Ah... quindi non erano le uova... non era la farina... era solo incapacità che per mio padre, incapace di ammetterlo, si era trasformata in una inspiegabile dote divina.

MORALE
Non tutte le mamme sanno cucinare.

Pubblicato in Racconti

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