#oremylottapervoi

Diario di una Stalker


Martedì, 14 Aprile 2015 23:48

Suzanne

Suzanne sognava il principe azzurro, ma trovò l'orco in fondo al bosco.
Suzanne ancorò un ranocchio che non seppe trasformare in principe con un bacio.
Suzanne cucinò il ranocchio e ne fece polpette perchè non era una principessa.
Suzanne morì da sola nella ferocia del suo odio per il mondo, perchè in fondo al bosco aveva trovato l'orco.
Ma l'orco era solo una prova della vita. Che lei decise di non sconfiggere.

Pubblicato in Racconti
Lunedì, 15 Dicembre 2014 09:50

Il sasso

Ho paura del mondo. Lo ammetto. Ne ho una fifa tremenda.

E quando hai paura del mondo, ti metti in un angolo sperando che nessuno ti veda. Che nessuno veda che sei solo un sasso come gli altri. Sì, sono un sasso. Un banale sasso bianco. Come me ce ne sono a miliardi. Io mi vergogno di essere un sasso. Ma non chiedetemi perchè me ne vergogno. I miei fratelli sono sassi senza capire che sono solo dei sassi.

NON VOLEVO ESSERE UN SASSO!

Volevo essere qualcosa di altro. Un po' più animato. Beh! Sarebbe stato grande essere un uccello! Adesso... non dico chissà quale uccello possente tipo albatros, aquila reale... magari anche un piccione da monumento cittadino. Di quelli che scagazzano un po' ovunque e svolazzano all'ultimo secondo davanti alle automobili. Voli bassi, non più alti dello sputo di un bambino. Un volo ogni tanto. Giusto per avere la consapevolezza che si può fare. Giusto per dire "io volo!". Poco, ma volo.

E, invece, sono solo un sasso bianco. Un sasso che si è messo nascosto in un angolo perchè nessuno lo vedesse. Da bravo sasso, ho fatto il sasso. Il caso mi ha buttato in un angolo nascosto e io ne sono stato felice. Faccio il sasso. E adesso sono sasso da tempo. Ho privilegiato gli angoli nascosti. Non ho chiesto a nessuno "Prendetemi! Spostatemi in un altro posto per favore. Mi sta venendo la muffa a stare in questo angolo senza sole e senza vento".

Ah! Il vento!! Che bella cosa il vento! Ti accarezza il corpo, ti rinfresca, ti pulisce, ti smussa, ti leviga, ti rende più grazioso. E, invece, guardatemi: un vecchio sasso spigoloso. Non ho curve, non ho rotondità... il vento non mi ha dato il suo tocco magico. Sono il brodo primordiale dei sassi. Come sono venuto fuori dalla terra, così sono rimasto. Attorno a me ci sono sassi "magici". Li guardo con ammirazione. Invidia. E una bella dose di incazzatura!

Siamo tutti sassi! Come hanno fatto loro a creare il "miracolo dell'equilibrio impossibile"? Sembrano siano nati per fare quel miracolo e, invece, è stato il vento con la sua casualità!

Il vento che se ne frega se sei sasso o albatros.
Il vento che soffia per tutti indistintamente.
Il vento che accarezza e tira fuori il meglio di te.
Il vento che se tu non ci fossi, il vento ci sarebbe lo stesso.
Il vento che quando piangi, ti asciuga le lacrime.
Il vento che non lo puoi fermare.
Il vento che ti fa sentire vivo anche se sei sordo, cieco e muto.

E' rimasto, per favore, del vento per un vecchio sasso spigoloso?

Pubblicato in Racconti
Domenica, 14 Dicembre 2014 22:13

Il signor Uovo Sodo

Il signor Uovo Sodo era molto pieno di sè.
Se ne girava con lo sguardo dell'uovo che sa come gira il mondo, sempre accompagnato da un sorrisetto beffardo e una battuta sarcastica e crudele per tutti: il pomodoro troppo abbronzato, la carota con un ridicolo naso a punta, i ceci butterati, la provola affumicata puzzolente....

Ma il signor Uovo Sodo sapeva il fatto suo.
Era nato dal buco del culo di una gallina come tutti. Anzi... la sua gallina aveva anche un principio di aviaria, ma lui era un uovo testardo! Di quelli che non si fanno
mettere sotto dalla sfiga e, quindi, per il suo futuro aveva deciso di non essere uno smelenso uovo alla coque, nè una stucchevole meringata, neppure un allegro zabaione sempre a divertirsi alle feste. No! Lui aveva deciso di essere un uovo sodo... un uovo di sostanza! Sostanzioso dall'albume al tuorlo. Pronto per essere messo nelle torte pasqualine, la festa cristiana più tosta. Lui era un uovo sodo e sapeva lui come si faceva ad essere "sodi" davvero.

Il signor Uovo Sodo si vantava spesso davanti a tutti della sua robustezza, di quanto il suo guscio fosse lucidato tutti i giorni, di quanto la cottura che l'aveva preparato non aveva sgarrato di un solo secondo. Se ne andava in giro sempre elegante, spesso sostenuto da un bastone dal pomello d'argento. I mustacchi curati e pettinati tutti i giorni con un pettinino. Gli occhiali poggiati sul naso pronti a scrutare il prossimo con aria di disappunto. Le scarpe con la mascherina traforata sempre di gran classe e sempre ben allacciate. La giacca su misura gli cascava a pennello. Sempre inappuntabile... almeno quando era fuori....

Il signor Uovo Sodo aveva le crepe nel cuore.

Nessuno in realtà le vedeva perchè le nascondeva accuratamente con il suo guscio comprato a caro prezzo da un cambia-gusci e messo sopra l'originale. Ma la sera tornava a casa e rimasto da solo a guardarsi nello specchio, scrutava quei percorsi di crepe che gli attraversavano il corpo. Ogni crepa portava dietro la sua storia, ma il signor Uovo Sodo non se le ricordava più tutte quelle storie. Il signor Uovo Sodo aveva deciso che era meglio ignorarle... dimenticarle... cancellarle. Quelle storie non esistevano. Le crepe? Un fascinoso vezzo da Uovo Sodo. Il resto? Smancerie da ovetti da quaglia.

Il signor Uovo Sodo si vantava della sua solitudine.
Sapeva che per essere un vero Uovo Sodo non doveva chiedere aiuto a nessuno. Non doveva piangere.
Doveva cavarsela sempre da solo.
Non lasciare che nessuno gli aggiustasse il papillon o il cappello.

Il signor Uovo Sodo in realtà era terrorizzato.

Non toccava la carota perchè temeva di essere tacciato di cattive compagnie.
Non si avvicinava alla provola perchè pensava di diventare puzzolente.
Il pomodoro era rosso e non pallido come lui. I ceci.... i ceci erano brutti come si vedeva brutto lui.

Il signor Uovo sodo passeggiava diffidente per la città.

Scansava tutto ciò che poteva toccarlo.
Prendeva rapidamente a occhio le misure e le distanze da tutto e con abilità e indifferenza si teneva lontano da oggetti e persone. Il signor Uovo Sodo, in questo modo, non si era fatto molti amici. E non li voleva.

Un giorno il Signor Uovo sodo camminava pensieroso fino a quando la sua attenzione fu rapita da una rissa di strada... due sassi litigavano ferocemente tra loro. Forse per una sassolina, chissà. Sta di fatto che se ne davano di santa ragione.

"Vile!"
"Traditore!"

Il signor Uovo Sodo, rispettando il suo ruolo di "uovo che sa", avanzò un sostenuto "giovani sassi... adesso vi spiego io cosa....." ...................SPLASH!..........................

I sassi accapigliatisi per i capelli si erano scaraventati contro il signor Uovo Sodo e l'avevano trapassato da parte a parte e....
I sassi si guardarono basiti. Esterefatti. Amareggiati dalla verità.

Tra i frammenti di guscio sparsi a terra, colavano mesti rivoli di albume e di un tuorlo colpito al cuore....

Il signor Uovo Sodo era pieno di sè. Guardava tutti e tutto con un sorrisetto beffardo.
Il signor Uovo Sodo morì in una frittata su uno sporco marciapiede trafitto da due giovani sassi.

Pubblicato in Racconti
Domenica, 02 Novembre 2014 17:07

L'ape operaia

Ape Operaia Xam, matricola 42024 dell'Alveare del Buon Costume.

Anche oggi ho prodotto tutto il miele che mi era stato commissionato.
Ho rigurgitato tutto il polline che mi hanno portato le bottinatrici.
Non ne ho fatto cadere nemmeno un granello.
Tutto in bocca a succhiarlo e risputarlo.
Tutto fino alla fine. Non si spreca. Sono un'ape operaia.
Comunque a me il miele non piace.
Ma la Regina non ammetterebbe una considerazione del genere.
Oggi ho la serata libera...

Posso andare al bar a vedere quella apina sexy.
So che le piaccio! Quando mi guarda da lontano le fremono le alucce.
So cosa vuole da me. Vuole me. E pure io, a dire il vero, la vorrei.
Vorrei sentire la leggiadria delle sue ali avvolgermi le strisce.
Vorrei sentire la sua peluria confondersi con la mia.
Vorrei sentire l'intreccio delle nostre antenne vibrare all'unisono.
Ma domattina devo tornare a masticare il miele.
Quando lo avrò masticato abbastanza, ci devo foderare le pareti delle nostre celle.

Celle...

Comunque a me il miele non piace.
Ma la Regina ha detto che sono un'ape operaia e devo fare il miele.

Però stasera quell'apina mi solletica le idee più del solito.
Nell'alveare la guardano male, dicono che sia una matta... una ribelle.
Pare abbia avuto un altro alveare prima del nostro.
Lei è una bottinatrice. Va in giro nei prati a raccogliere il nettare.
Lei vede il mondo e la sera viene a raccontare le sue avventure al bar.
Sono timido. Ancora non so come avvicinarla.
L'idea di andare con lei a impollinare i fiori del mondo mi illumina lo sguardo.
Fremono le alucce anche a me al pensiero.

Mamma, quando ero piccolo, mi diceva sempre "vedrai che ape operaia mi diventi!" e intanto mi ficcava granelli di polline in bocca.
E a me andava di traverso, ma alla fine lo masticavo lo stesso.
Due colpi di tosse, un conato di vomito... e poi iniziavo a rigurgitarlo per farlo diventare miele.

Comunque a me il miele non piace.
Ma mamma e la Regina dicono che sono "sciocchezze".

Stasera ho incrociato il suo sguardo.
Un attimo di distrazione e mi sono fatto beccare a guardarla.
Accidenti! Che occhi... ci vedo tutti i pollini del mondo!
Mi ci sono perso dentro troppo a lungo e mi sento circondato da petali profumati, dalla brezza dei campi in estate, dai ronzi di tutti gli altri insetti diversi da me.
È una vertigine di felicità che non conoscevo.
Uh! Mi sento ubriaco!!! Gira tutto! Il mondo gira! Io giro! Ho smesso di masticare! Ah ah! Che lusso!

Non vedo più la mia cella! Vedo azzurro in alto e giallo in basso. Vedo lei che mi avvolge nei suoi voli pazzi.
Vedo l'infinito lontanissimo.
Vedo... vedo.... Vedo la Regina!
Oddio... si dirige verso di me.
Mi vuole a rapporto. E io sono fregato. Accidenti!

Ape Operaia Xam, matricola 42024 dell'Alveare del Buon Costume.
"Cosa ci facevi al bar?"
Cosa ci facevo? Boh.... pensavo di poterlo fare...
"Perchè eri al bar?"
eh... perchè...? volevo una birra... a me il miele non piace.... ma non glielo dico... sai come si arrabbia?
"Una brava ape operaia non va al bar!"
davvero? Acc... e mica lo sapevo... io pensavo che...
"Non si va! Sei un'ape operaia. Io la Regina. So cosa devi fare. Non si va al bar"
ma a me il miele non piace....
"Cosa direbbero le altre api operaie se sapessero?"
che direbbero... che mi piace la birra...
"Le api operaie amano il miele"
ma non è vero... non a tutte... mi piace la birra...
"Tu sei un'ape operaia e ami il miele."
si, vero....
"Forza, Ape Operaia 42024, torna a fare il miele!"
mi chiamo Xam...
"Torna nella tua cella, domattina sveglia presto, Ape Operaia"

Che buono il miele....



 

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