#oremylottapervoi

Diario di una Stalker


Giovedì, 04 Agosto 2016 18:29

Viaggio interrotto

Così: a mezz'asta come una bandiera in un giorno triste, come un respiro interrotto da un singhiozzo, come una finestra socchiusa a fine ottobre... Con un inizio preciso, ma con una fine improvvisa, senza la pace di un amen, senza il click della lampada del comodino. Un viaggio stroncato dal 'clunk' di un pensiero terrorizzato incapace di azione e decisione.
Ho fatto un lungo e intenso viaggio nei tuoi pensieri: ho visto il gelo e il fuoco, la pace e la tempesta, l'odio e l'amore. In un viaggio incostante, fatto di tappe casuali, ho ammirato tutto di te e di te con me. Un otto volante di emozioni che lasciano il cuore in gola, gli occhi sbarrati e quel desiderio di ricominciare. Lo chiamano "il male del marinaio": quando approda si volta nostalgico alla sua nave ripensando alla partenza. Non siamo marinai. Siamo viaggiatori inesauribili delle emozioni umane. Il nostro viaggio sono i sentimenti.

Pubblicato in Pensieri profondi
Giovedì, 15 Ottobre 2015 15:03

Cara Nonna

Cara Nonna,

da quando sei morta io non ti ho mai conosciuta.
677 giorni ci hanno tolto la possibilità di prenderci per mano, di annusarci e di passarci Qualcosa.
677 giorni mi hanno impedito di conoscere chi mi ha dato il suo nome, i suoi occhi e le sopracciglia a disegnare le espressioni di gioia, tristezza, disperazione, stupore...
677 giorni per darmi la voglia per tutta una vita di sapere com'eri davvero.
Resti lì, fissa nella più famosa delle tue fotografie: in posa dal fotografo, seria e profonda.
I pensieri si scorgono e fanno capolino, ma restano intrappolati in quelle tonalità di grigio che il tempo persiste a conservare. Cosa pensavi? Mi pensavi? Sapevi già che ci sarei stata? Qui, con il tuo nome e i tuoi occhi. Con le cose più importanti di me che tu avevi già.
Ma tu chi eri?
Resto qui... 38 anni ancora dopo.. a immaginare quali passi percorrevi, con che andatura. Sicura e veloce? Lentamente pacata per raggiungere ogni meta? Come si muoveva il tuo corpo voltandoti a rispondere alla mia mamma? Con che movimenti delle labbra, degli zigomi, degli angoli degli occhi le sorridevi? Come le parlavi di me? Di come mi avrebbe dovuto crescere?
Che voce avevi, Nonna? Come suonava il tuo accento? Le tue doppie erano marcate pesantemente? Parlavi in dialetto? O in un affaticato italiano post-bellico? O il tuo lavoro da impiegata ti aveva già elevata a un eloquio corretto e scorrevole? Com'era la tua voce, Nonna? Cupa? Acuta? E le parole come scorrevano tra le tue labbra? Scandite? Veloci? Smangiucchiate dalla fretta delle millemila cose da fare per la famiglia? Come avrebbe suonato la tua voce sulle mie ginocchia sbucciate da una caduta improvvisa? Che musica mi avresti usato nelle tue parole per consolarmi delle prime delusioni della vita?
Resti ferma, in quella foto e in poche altre. Immobile. Come se a te il movimento non fosse destinato. Come se alzare un braccio nella tua vita non fosse stato mai permesso.
Così... per una vita ti ho pensata così. Ferma. Pensierosa. Con uno sguardo micidialmente intelligente. Ti somiglio? Abbiamo lo stesso carattere? Cosa ho preso da te? La determinazione? La passione? Il violento istinto di protezione per gli affetti? Cosa?
Non so chi sei. Non so chi sei stata. Ma le domande su di te si sono sovrapposte e stratificate nei miei anni. Con questo nome che tanto ho odiato. Ma che ora amo così tanto da farmelo incidere sulla schiena. Perchè quel nome era tuo, ma ora è mio e non me lo toglierà nessuno. Perchè quel nome mi ha aperto le acque come un novello Mosè tra le Sara, le Maria, le Laura...
Quel nome mi risuona nella testa solo per me. Grazie per avermelo conservato e donato. Assieme ai tuoi occhi. E a quell'intelligenza che ancora solo immagino.

Pubblicato in Racconti
Mercoledì, 14 Ottobre 2015 22:35

Dolore

Dolore, amico della vita. Che non mi abbandoni nemmeno quando rido e mi diverto. Dolore vigliacco che mi laceri mentre dormo, mentre penso ad altro. Mentre canto e mentre lavoro. Dolore infimo e stronzo. Lasciami vivere.

Pubblicato in Pensieri profondi
Lunedì, 23 Marzo 2015 16:46

Il callo sul cuore

Ho un callo sul cuore
che non fa più rumore
da dentro mi guarda
e pace non azzarda

Ho un callo sul cuore
che batte sul dolore
insiste silenzioso
al vivere increscioso

Ho un callo sul cuore
che ogni giorno muore
e non mi dà la pace
nè un'anima audace

Pubblicato in Pensieri profondi

Si alzava tutte le mattina. Un piede dietro l'altro scendeva con fatica dal letto.
Restava qualche minuto a fissare le fughe delle mattonelle... in cerca della sua fuga.
Ma come per le mattonelle, anche per lei c'era sempre un muro a stroncare quella corsa verso l'infinito delle parallele annerite dal tempo.
Sentiva lo scricchiolio delle ossa stanche arrancare dietro a muscoli e tendini che cercavano di portarla in piedi.
Primo tentativo. A vuoto. Secondo tentativo. Quasi. Sbuffo. Fastidio. E tre... su! Traballante in una schiena incurvata e pesante sotto il peso del peso, degli anni, della tristezza. Cosa pesa di più? Non c'è tempo per chiederselo. Non c'è tempo per domandarsi come sia successo. Togliere il pensiero del pensiero è il primo pensiero!
I piedi infilati nelle ciabatte strisciano verso i primi compiti della giornata.
Primo compito. Via un pensiero.
Secondo compito. Via un altro pensiero.
Uno dopo l'altro uccideva i pensieri nei suoi compiti quotidiani.
Li annientava meticolosamente affinchè non riaffiorassero a tradimento durante la giornata.
Ma mentre annientava i pensieri, i pensieri crescevano più forti scorrendo veloci e subdoli sotto la pelle.
Pensieri invisibili vestiti di rancore e insoddisfazione si diramavano per il corpo intaccando le cellule e lasciandole ferite e sanguinanti. Cellule in agonia che contagiavano altre cellule. Cellule su cellule, aveva corrotto il suo corpo con i pensieri invisibili a cui non aveva mai dato voce. Una voce soffocata per anni che non ha più potuto dire "salvami da te stessa!".

Pubblicato in Racconti
Domenica, 08 Febbraio 2015 23:54

Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene"

Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene" era stato innaffiato fin da piccolissimo con affetto a secchiate capienti.
Veniva bombardato di baci, carezze, abbracci. Uno stritolio perenne d'amore falsificato dalle concrete manifestazioni.

Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene", un giorno disse "basta" alle guance strizzate, agli abbracci e alle sdolcinatezze.
Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene" decise che decideva lui quando darlo e quando dirlo.
Decise che non voleva più essere voluto bene.
Che non voleva baci e abbracci.
Che non voleva che nessuno gli dicesse quanto gli voleva bene.
Nè voleva dirlo lui.

Decise che non gli piacevano i regali di compleanno.
Decise che non c'era niente da amare e festeggiare per lui.
Decise che non voleva essere voluto bene.

Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene" aveva bisogno di essere amato per quello che era.
Un bambino riservato e serio che non dispensava affetto a comando.
Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene" era stato affogato in un sentimentalismo che gli oscurava i sentimenti.
Il bambino che non sapeva dire "ti voglio bene" un giorno tornerà a dirlo. Quando il sentimentalismo darà spazio al sentimento.

Pubblicato in Racconti
Domenica, 21 Dicembre 2014 16:09

A Natale vorrei...

A Natale vorrei un mondo ubriaco.

Ubriaco per lasciarsi andare e dire tutto quello che ha davvero nel cuore
Vorrei che si buttassero fuori tutti i sentimenti dal proprio cuore.
Quelli d'amore, ma anche quelli di rabbia e odio... quelli che bruciano!

A Natale vorrei un mondo che la smettesse di regalare solo oggetti
E iniziasse a regalare promesse e una valanga di buoni auspici
Quelle emozioni e sensazioni per cui vale la pena vivere

A Natale vorrei un mondo ubriaco.
Perchè è solo nell'euforia che ormai riusciamo a essere veri.
Perchè ormai anche le migliori intenzioni hanno solo il vestito a festa.

A Santo Stefano vorrei un mondo con il post-sbronza.

Pubblicato in Pensieri profondi
Lunedì, 01 Dicembre 2014 21:37

Chiodi

un chiodo... perchè oggi sei stanco
un chiodo... perchè il tuo passato è faticoso
un chiodo... perchè a lavoro è stata dura
un chiodo... perchè sei triste
un chiodo... perchè si è rotta la macchina
un chiodo... perchè la tua squadra ha perso
un chiodo... perchè la tredicesima è già finita
un chiodo... perchè la vita è dura
un chiodo... perchè non sai come fare

un chiodo dopo l'altro... 
mi hai riempita di chiodi... 
fino a quando, un giorno, ho finito lo spazio per i chiodi
e ti ho voltato le spalle

togli un chiodo... perchè a 60 anni sei diventato grande
togli un chiodo... perchè i soldi non sono più un problema
togli un chiodo... perchè il passato è ormai passato
togli un chiodo... perchè la macchina è nuova
togli un chiodo... perchè sei in pensione
togli un chiodo... perchè la vita è più serena
togli un chiodo... perchè ora sai sempre come fare

si... però... hai maciullato il mio cuore e ho sempre paura quando ti vedo 
anche se stai cercando di togliere i chiodi
ho il terrore che tu me ne voglia mettere un altro

Pubblicato in Pensieri profondi
Lunedì, 24 Novembre 2014 18:33

Birra e dispiaceri

Ho visto un litro di birra affogare i dispiaceri
Ho visto i dispiaceri affogare un litro di birra

Pubblicato in Pensieri profondi
Sabato, 01 Novembre 2014 22:55

La barba

La barba che porti è uno specchio nei tuoi pensieri
La barba che porti è uno scudo per i tuoi pensieri
La barba che porti è la porta che mi porta a te

Pubblicato in Immagini & Immagini

novità dal diario di una stalker...


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