La bibliografia
smette di essere un problema
Il pezzo di tesi che nessuno spiega e che tutti sbagliano. Non perché sia difficile: perché è meccanico, lungo e pieno di regole che cambiano da stile a stile. Questa è la parte che può fare una macchina.
- Riconosce quello che incolli. «M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976» diventa autore, titolo, editore, luogo, anno. Anche se la riga arriva spezzata da un PDF.
- Cambia stile senza perdere niente. Corsivi, sottotitoli, curatori, pagine: restano. Passi da APA a Chicago e torni indietro quante volte vuoi.
- Scrive le note per te. Ibidem, Ivi, op. cit. — e quando dello stesso autore citi due opere, sa che «op. cit.» diventa ambiguo e usa la forma giusta.
- Ti dice cosa manca. Anno assente, pagine invertite, link senza data di consultazione, Wikipedia in bibliografia, doppioni scritti in modo diverso.
- Esce in Word con il rientro sporgente già impostato, oppure in BibTeX e RIS per Zotero e Mendeley.
Entra con Google
Le tue bibliografie restano salvate sul tuo account: le ritrovi da qualsiasi computer, anche fra sei mesi quando riprendi il capitolo lasciato a metà.
Continua con GoogleGratis, nessuno spam, niente carta di credito. Ti iscriviamo alla newsletter degli strumenti per la tesi: si disdice con un clic da qualsiasi email.
Cosa fa, in concreto
rossi m., il gioco simbolico, in bianchi g. (a cura di), psicologia dello sviluppo, il mulino, bologna, 2018, pp. 45-67
Rossi, M., Il gioco simbolico, in G. Bianchi (a cura di), Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna, 2018, pp. 45-67.
Rossi, M. (2018). Il gioco simbolico. In G. Bianchi (A cura di), Psicologia dello sviluppo (pp. 45–67). Il Mulino.
Rossi, M. “Il gioco simbolico.” In Psicologia dello sviluppo, a cura di G. Bianchi, 45–67. Bologna: Il Mulino, 2018.
Le note a piè di pagina, che è dove si sbaglia davvero
La regola italiana è semplice da enunciare e facilissima da sbagliare quando le note diventano ottanta: Ibidem vale solo se la nota precedente cita la stessa opera alla stessa pagina; se la pagina cambia si scrive Ivi; se l’opera era già citata ma non nella nota immediatamente precedente si usa op. cit. — tranne quando dello stesso autore hai citato più di un’opera, perché lì «op. cit.» non dice quale, e va sostituito con il titolo abbreviato seguito da cit.
Il Bibliografo tiene il conto al posto tuo: gli dici in che ordine citi le fonti nel testo e ti restituisce la catena delle note già risolta, forma per forma.
Domande che ci fanno
Perché serve l’accesso con Google?
Per due motivi concreti: le tue bibliografie restano salvate sul server e le ritrovi da qualsiasi dispositivo, e possiamo avvisarti quando esce uno strumento nuovo per la tesi. Non chiediamo altro che l’email, non ci sono pagamenti e la disiscrizione dalla newsletter è un clic in fondo a ogni messaggio.
Che stile devo usare per la mia tesi?
Lo decide il tuo corso di laurea, e quasi sempre sta scritto nelle norme redazionali dell’ateneo o te lo dice il relatore. Come orientamento: umanistiche italiane → stile italiano o Chicago; psicologia, pedagogia, scienze sociali → APA 7; lingue e letterature → MLA; economia e management → Harvard; area medica e sanitaria → Vancouver; area tecnica → ISO 690. Nel dubbio chiedi al relatore prima di scrivere trecento note.
Posso citare Wikipedia?
In una tesi, no. Ma Wikipedia è un ottimo punto di partenza: in fondo a ogni voce c’è la bibliografia vera, ed è quella che devi leggere e citare. Il controllo qualità ti segnala Wikipedia e gli altri siti di appunti proprio per ricordartelo.
I miei dati restano miei?
Le bibliografie sono salvate in un file legato alla tua email, non sono pubbliche e non vengono usate per altro. La tua email finisce nella lista della newsletter di oremy.it e da nessun’altra parte: non la vendiamo e non la cediamo a terzi.